La compilazione e il significato del Guru Granth Sahib
Questo articolo racconta come il Guru Granth Sahib, il testo sacro dei Sikh, fu compilato da Guru Arjan Dev e successivamente finalizzato da Guru Gobind Singh, che lo dichiarò il Guru eterno e vivente dopo di sé.
Il Guru Granth Sahib è il libro sacro del Sikhismo, considerato non solo una scrittura ma il Guru vivente stesso. La sua storia inizia con il quinto Guru, Guru Arjan Dev (1563–1606), che intraprese il compito di raccogliere gli inni e le composizioni spirituali dei precedenti Guru, nonché di altri santi e poeti di diverse tradizioni religiose, come i bhakti e i sufi. Guru Arjan Dev voleva creare una raccolta autentica e autorizzata che potesse fungere da guida per la comunità Sikh, evitando versioni spurie o incomplete.
La compilazione avvenne intorno al 1604 nella città di Amritsar. Guru Arjan Dev non si limitò a includere le sue stesse composizioni e quelle dei suoi predecessori, ma inserì anche scritti di Bhagat Kabir, Ravidas, Farid e altri, dimostrando un profondo rispetto per la diversità spirituale. Il manoscritto originale, noto come Adi Granth, fu scritto in diverse lingue, tra cui Punjabi, Hindi, persiano e sanscrito, utilizzando la scrittura Gurmukhi. Questo primo volume venne installato nel Harmandir Sahib (il Tempio d'Oro) con grande cerimonia, e Guru Arjan Dev nominò Bhai Gurdas come scriba principale.
Dopo il martirio di Guru Arjan Dev, il Sikhismo continuò a crescere sotto la guida di Guru Hargobind e dei successivi Guru. Tuttavia, fu il decimo e ultimo Guru umano, Guru Gobind Singh (1666–1708), a dare la forma finale al testo sacro. Secondo la tradizione, nel 1708, poco prima di lasciare il corpo mortale, Guru Gobind Singh dichiarò che dopo di lui non ci sarebbe stato più alcun Guru umano vivente. Invece, il libro sacro — il Guru Granth Sahib — sarebbe diventato il Guru eterno e vivente per tutti i Sikh.
Guru Gobind Singh aggiunse alle composizioni esistenti un solo inno: il suo, chiamato "Salok Mahalla Nawan" (il verso del nono Guru, suo padre Guru Tegh Bahadur, fu incluso nel testo da Guru Gobind Singh stesso). Inoltre, incluse un altro inno di Guru Tegh Bahadur, che era stato martirizzato. Così, il Guru Granth Sahib contiene le voci di sei Guru (dal primo al quinto e il nono) e di quindici santi di varie fedi. Il volume finale è composto da 1.430 pagine, organizzato in 31 raga (modi musicali) e suddiviso in sezioni.
La dichiarazione di Guru Gobind Singh fu rivoluzionaria: affidare l'autorità spirituale a un testo scritto piuttosto che a una persona. Da quel momento, il Guru Granth Sahib è considerato il Guru vivente, dotato della stessa autorità e riverenza di un maestro umano. I Sikh lo trattano con grande rispetto: lo ascoltano cantato, lo portano in processione e lo collocano al centro del luogo di culto (gurdwara) su un trono rialzato.
Il significato del Guru Granth Sahib va oltre la semplice lettura. Esso è considerato la parola diretta di Dio, rivelata attraverso i Guru e i santi. Ogni inno è inteso come una guida per la vita spirituale e morale. Il testo promuove l'unità di Dio (un solo Creatore senza forma), l'uguaglianza di tutti gli esseri umani, e l'importanza della meditazione, del servizio disinteressato e della vita onesta. La sua compilazione e finalizzazione rappresentano un momento cruciale nella storia del Sikhismo, stabilendo una fondazione duratura per la fede.
Oggi, il Guru Granth Sahib viene letto e cantato quotidianamente nei gurdwara di tutto il mondo. Le sue parole sono considerate eterne e universali, adatte a ogni tempo e luogo. La sua esistenza come Guru vivente unisce i Sikh in una comunità globale, guidata non da un leader umano ma dalla saggezza divina racchiusa nel testo sacro. La storia della sua compilazione e del suo significato continua a ispirare devozione e studio tra i fedeli.
Lo sapevi?
Compilazione originale
Il Guru Granth Sahib fu compilato per la prima volta da Guru Arjan Dev nel 1604 ad Amritsar. Il manoscritto, chiamato Adi Granth, fu scritto in diverse lingue (punjabi, hindi, persiano, sanscrito) ma sempre usando la scrittura Gurmukhi, per garantire una lettura uniforme.
Inclusione di santi di altre fedi
Oltre agli inni dei Guru, il testo contiene le parole di quindici santi e poeti di tradizioni bhakti e sufi, come Kabir, Ravidas e Farid. Questo dimostra che il Sikhismo riconosce la verità spirituale ovunque si trovi, al di là delle barriere religiose.
Struttura musicale
L'intero libro è organizzato in 31 raga, cioè modi musicali tradizionali indiani. Ogni inno è pensato per essere cantato secondo una melodia specifica, perché la musica è considerata un mezzo potente per avvicinarsi a Dio.
Finalizzazione di Guru Gobind Singh
Nel 1708, il decimo Guru aggiunse un solo inno di sua composizione (il Salok Mahalla Nawan) e incluse i versi di suo padre, Guru Tegh Bahadur. Poi dichiarò che dopo di lui non ci sarebbe stato più un Guru umano: il libro stesso sarebbe stato il Guru vivente ed eterno.
Il Guru come testo vivente
I Sikh trattano il Guru Granth Sahib con la stessa riverenza di un maestro umano: viene posto su un trono rialzato nei gurdwara, ascoltato in canti, portato in processione e letto quotidianamente. È considerato la parola diretta di Dio, guida per la vita spirituale e morale.
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