Ashtadasha Shakti Peethas
I Diciotto Supremi Santuari della Madre Divina
Celebrati da Jagadguru Adi Shankaracharya nel suo inno sacro, gli Ashtadasha Shakti Peetha rappresentano le diciotto supreme dimore cosmiche in cui caddero le membra di Devi Sati, donando liberazione spirituale e pace interiore.
Guida devozionale rapida: in breve
- •COS'È: I diciotto Maha Shakti Peetha, le sedi principali della Madre Divina nominate nel Ashtadasha Shakti Peetha Stotram, un inno attribuito a Jagadguru Adi Shankaracharya.
- •PERCHÉ VISITARLI O RECITARE: I pellegrini cercano la grazia di Jagadamba per la rimozione delle afflizioni, il risveglio della consapevolezza spirituale e tanto il compimento mondano quanto la liberazione. Lo stesso stotra afferma che recitarlo la sera protegge e benedice il devoto.
- •QUANDO VISITARE: Sharadiya Navaratri a settembre e ottobre, Chaitra Navaratri a marzo e aprile, Maha Shivaratri e la festa annuale di ciascun santuario.
- •DOVE: Da Lanka e Kanchipuram nel sud fino al Kashmir nel nord, e da Kamakhya in Assam fino a Kolhapur e Mahur nel Maharashtra, a ovest.
- •COME: Digiunare prima del darshan, fare il bagno sacro nel tirtha più vicino, indossare un abito tradizionale semplice e offrire fiori rossi, kumkum e cocco. Circumambulare il santuario recitando in silenzio lo stotra o il nome della Devi.
Origine sacra e lignaggio scritturale
La storia dei Shakti Peetha è narrata nel Devi Bhagavata Purana, Libro 7, Capitolo 30, che nomina anche 108 sedi della Dea. Il Kalika Purana, lo Shiva Purana e il Mahabhagavata Upapurana tramandano la stessa leggenda. Quando Daksha Prajapati celebrò un grande sacrificio e non onorò Bhagwan Shiva, Maa Sati abbandonò la forma fisica nel fuoco dello yoga.
Colmo di dolore, Shiva portò il corpo sacro di Sati attraverso il cosmo. Per ristabilire l'equilibrio, Bhagwan Vishnu usò il Sudarshana Chakra per dividere il suo corpo. Ovunque un membro o un ornamento toccò la terra, quel suolo divenne un Shakti Peetha, custodito da Shiva nella forma di Bhairava.
Testi diversi contano 51, 64 o 108 peetha. Tra questi, un breve inno attribuito ad Adi Shankaracharya ne indica diciotto come gli Ashtadasha Shakti Peetha. L'inno è detto anche Ashtadasha Shakta Pitha Stotram, e il verso finale definisce rare queste diciotto sedi anche per gli yogi. Tre di esse sono venerate sopra le altre: Kamakhya a Guwahati per la creazione, Sarvamangala a Gaya per il sostentamento e Mahakali a Ujjain per la dissoluzione.
I diciotto santuari sacri
Santi e lignaggio storico
La tradizione attribuisce ad Adi Shankaracharya la consacrazione dell'attuale Sri Chakra Yantra davanti alla Devi Kamakshi a Kanchipuram. Questa collocazione è spesso citata come esempio del potere feroce della Madre rivolto alla grazia gentile. Il Sharada Peeth in rovina nella valle del Neelum è ricordato come antico centro di studi sanscriti, e il suo nome è legato alla tradizione erudita del Kashmir.
Kamakhya è da tempo un luogo di sadhana tantrica, dove molti yogi hanno praticato. Mahur è inoltre associata alla tradizione Datta, mentre il Kiranotsav di Kolhapur attira folle ogni anno, quando i raggi del sole raggiungono l'immagine per diversi giorni.
Inno sacro e contemplazione
Lo Ashtadasha Shakti Peetha Stotram nomina le diciotto sedi in quattro versi, seguiti da un verso conclusivo. I devoti lo recitano per tenere presenti tutti e diciotto i santuari, anche quando non possono viaggiare.
लङ्कायां शाङ्करीदेवी कामाक्षी काञ्चिकापुरे ।
प्रद्युम्ने शृङ्खलादेवी चामुण्डी क्रौञ्चपट्टणे ॥
अलम्पुरे जोगुलाम्बा श्रीशैले भ्रमराम्बिका ।
कोल्हापुरे महालक्ष्मीर्माहूर्ये एकवीरिका ॥
उज्जयिन्यां महाकाली पीठिकायां पुरुहूतिका ।
ओढ्यायां गिरिजादेवी माणिक्या दक्षवाटिके ॥
हरिक्षेत्रे कामरूपा प्रयागे माधवेश्वरी ।
ज्वालायां वैष्णवी देवी गया माङ्गल्यगौरिका ॥
वारणस्यां विशालाक्षी काश्मीरेषु सरस्वती ।
अष्टादश सुपीठानि योगिनामपि दुर्लभम् ॥
I primi due versi significano: a Lanka dimora la Devi Shankari, a Kanchipuram la Devi Kamakshi. A Pradyumna risiede la Devi Shrinkhala, a Kraunchapattana Chamundi. Ad Alampur dimora Jogulamba, a Srisailam Bhramarambika, a Kolhapur Mahalakshmi e a Mahur Ekaveerika.
Lo sapevi?
Tradition credits Adi Shankaracharya with consecrating the present Sri Chakra Yantra before Devi Kamakshi at Kanchipuram.
At Jwalamukhi in Himachal Pradesh, there is no sculpted idol; the Divine Mother has been worshipped since time immemorial as eternal, naturally burning blue flames fed by subterranean natural gases.
At Kamakhya in Assam, the sanctum sanctorum has no idol but a natural rock fissure shaped like a Yoni, nourished by a continuous subterranean natural spring.
During the annual Kiranotsav at the Kolhapur Mahalakshmi temple, the rays of the sun reach the image over several consecutive days.
Sharada Peeth in the Neelum Valley of Kashmir is remembered as an ancient center of Sanskrit learning.
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