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Embroidered artwork for I Cinque Grandi Tirtha del Giainismo: Cime di Liberazione e Nonviolenza: Embroidered Jain ahimsa palm with a gold wheel, white marble temples and lotuses at dawn

I Cinque Grandi Tirtha del Giainismo

Cime di Liberazione e Nonviolenza

I Cinque Grandi Tirtha del Giainismo

Cime di Liberazione e Nonviolenza

I sacri Tirtha del Giainismo sono luoghi di suprema liberazione spirituale dove i Tirthankara hanno raggiunto il Moksha attraverso l Ahimsa.

Un guado sull'oceano della rinascita

Nella filosofia jaina, un tirtha non è semplicemente un luogo geografico, ma un guado spirituale che attraversa l'oceano della rinascita mondana, un luogo di passaggio il cui nome deriva dalla stessa radice di Tirthankara, il costruttore di guadi che mostra agli altri la via per attraversare. Un luogo in cui un Tirthankara è nato, ha rinunciato alla vita mondana, ha raggiunto l'onniscienza o la liberazione finale e incondizionata si carica di una vibrazione spirituale serena, che i pellegrini cercano di generazione in generazione. Cinque di questi luoghi formano insieme ciò che i jaina shvetambara chiamano Pancha Tirth, i cinque pellegrinaggi principali: Shatrunjaya, Girnar, Sammed Shikharji, Ashtapad e i templi di Dilwara sul monte Abu.

Shatrunjaya
Luogo:Palitana, distretto di Bhavnagar, Gujarat
Tirthankara associato:Rishabhadeva (il 1°)
Significato:Primo sermone; centinaia di templi di marmo
Girnar
Luogo:Junagadh, Saurashtra, Gujarat
Tirthankara associato:Neminatha (il 22°)
Significato:Onniscienza e liberazione finale
Sammed Shikharji
Luogo:Colline di Parasnath, Giridih, Jharkhand
Tirthankara associato:20 dei 24 Tirthankara
Significato:Il maggior numero di liberazioni di Tirthankara in un solo luogo
Ashtapad
Luogo:Catena himalayana (luogo discusso)
Tirthankara associato:Rishabhadeva (il 1°)
Significato:Nirvana; si raggiunge salendo otto gradini a terrazza
Dilwara
Luogo:Monte Abu, Rajasthan
Tirthankara associato:Rishabhadeva, Neminatha, Parshvanatha
Significato:Architettura dei templi di marmo

Shatrunjaya, la collina dove ebbe inizio un sermone

A Palitana, nel distretto di Bhavnagar nel Gujarat, si erge lo Shatrunjaya, una collina oggi coronata da più di ottocento templi di marmo, costruiti nel corso dei secoli dalla devozione. La tradizione narra che Rishabhadeva, il primo Tirthankara, pronunciò il suo primo sermone su questa collina, e da allora i pellegrini vi giungono ritenendo il suo suolo purificato da quell'insegnamento. Salire i suoi gradini a piedi nudi resta, per molti devoti jaina, il pellegrinaggio più importante di una vita.

Girnar, dove Neminatha raggiunse l'onniscienza

Elevandosi dalla pianura del Saurashtra, nel Gujarat, la cima scoscesa del Girnar è per sempre legata a Neminatha, il ventiduesimo Tirthankara, che vi praticò severe austerità sulle sue pendici e vi raggiunse sia l'onniscienza sia la liberazione finale. La salita al suo complesso di templi è più ripida e meno attrezzata della più dolce ascesa allo Shatrunjaya, e molti pellegrini considerano il suo cammino più arduo come una forma stessa di pratica, un'austerità commisurata alla montagna su cui Neminatha sopportò le proprie privazioni.

Sammed Shikharji, la vetta delle venti liberazioni

Sulle colline di Parasnath, nel Jharkhand, sorge il Sammed Shikharji, la cima più sacra dell'intero jainismo, dove la tradizione narra che venti dei ventiquattro Tirthankara, tra cui Parshvanatha, raggiunsero il Moksha. Nessun altro luogo del mondo jaina è ritenuto teatro di tante liberazioni in un unico sito, e i pellegrini che percorrono l'intero circuito delle sue numerose cime segnate da santuari descrivono spesso la salita come il culmine devozionale di tutta la loro vita.

Ashtapad, la montagna che prende il nome da otto gradini

Ashtapad, descritta nelle scritture jaina come una montagna della catena himalayana raggiungibile soltanto salendo otto gradini a terrazza, da cui prende il nome, è venerata come il luogo in cui lo stesso Rishabhadeva raggiunse il nirvana. Il Kalpa Sutra, tra i testi canonici jaina più antichi e più venerati, tramanda le vite dei Tirthankara che conferiscono a queste montagne la loro santità. La sua esatta ubicazione è stata discussa da studiosi e pellegrini per generazioni e, a differenza degli altri quattro tirtha, resta per la maggior parte dei jaina un luogo che si raggiunge attraverso la scrittura e la devozione piuttosto che attraverso una salita fisica accessibile.

Dilwara, il marmo scolpito per la devozione

Sul monte Abu, nel Rajasthan, i templi di Dilwara completano il Pancha Tirth con un'impresa di tutt'altra natura: un marmo intagliato con una traslucidità così sottile che si racconta che i committenti medievali pagassero i loro scultori in base al peso della polvere di marmo spazzata dal pavimento ogni sera. Dedicati a Rishabhadeva, Neminatha e Parshvanatha, i templi incarnano nella pietra la stessa nonviolenza e serenità che i pellegrini che li costruirono cercavano di praticare nella propria vita.

Un pellegrinaggio intrapreso nel digiuno e nell'innocuità

In tutti e cinque i tirtha, le tradizioni di pellegrinaggio jaina sottolineano la stessa disciplina interiore. I pellegrini salgono i colli sacri a piedi nudi, osservando il digiuno o assumendo solo acqua bollita prima del tramonto, e mantengono un'assoluta innocuità verso ogni essere vivente, fino al più piccolo insetto sul loro cammino. La contemplazione, la riflessione silenziosa e la recitazione continua del Navkar Mantra, la preghiera fondamentale di venerazione verso i liberati e gli illuminati, guidano l'intera ascesa dalla base alla vetta.

Il mantra portato in ogni salita

Namo Arihantanam, Namo Siddhanam, Namo Ayariyanam, Namo Uvajjhayanam, Namo Loe Savva Sahunam: omaggio agli Arihanta, ai Siddha, ai maestri spirituali, ai precettori e a tutti i monaci del mondo. Eso Pancha Namukkaro, Savva Pavappanasano, Mangalanam Cha Savvesim, Padhamam Havai Mangalam: questo saluto quintuplice distrugge ogni peccato e sta al primo posto tra tutte le cose di buon auspicio. I pellegrini portano queste parole su ciascuno dei cinque tirtha, le stesse sillabe che uniscono salite separate da centinaia di chilometri e, nel caso di Ashtapad, da una montagna che pochi hanno mai realmente visto.

Perché Pavapuri attira ancora pellegrini, anche al di fuori dei cinque

Al di là del Pancha Tirth stesso, Pavapuri nel Bihar occupa un posto unico nella devozione jaina come luogo in cui Mahavira, il ventiquattresimo e ultimo Tirthankara, raggiunse il nirvana; il suo passaggio è oggi ricordato da un sereno tempio sull'acqua che si leva tra gli stagni di loto. La quinta e ultima lezione del Kalpa Sutra sulla vita di Mahavira (n. 5) registra con precisione la sua ultima notte a Pavapuri, indicando la stagione, la quindicina e la carica stessa del re Hastipala nel cui territorio egli entrò nel nirvana. Che Pavapuri sia al di fuori delle tradizionali cinque non è segno di minore santità, ma semplicemente il riflesso del modo in cui il Pancha Tirth fu inteso come un insieme devozionale distinto secoli fa, lasciando che il luogo di riposo finale di Mahavira fosse onorato a pieno titolo anziché essere ricondotto a un antico schema quintuplice. I pellegrini che visitano Pavapuri spesso lo descrivono come non meno centrale per la loro devozione di ciascuno dei cinque, a ricordo del fatto che il Pancha Tirth designa un raggruppamento tradizionale preciso e non un elenco esaustivo di tutti i luoghi che la liberazione ha toccato sulla terra.

Lo sapevi?

Sammed Shikhar Supremacy

Out of the 24 Tirthankaras of the present cosmic era, exactly 20 attained ultimate Moksha on the holy peaks of Sammed Shikharji.

Temple City of Palitana

Shatrunjaya hill in Gujarat houses more than 860 temples, making it one of the largest concentrations of marble stone temples in the world.

Lotus Lake at Pavapuri

The Jal Mandir at Pavapuri is situated in the exact tank created when countless devotees collected the holy ashes after Bhagwan Mahavira cremation.

Acoustic Marble Carvings

The ceiling carvings in the Dilwara temples at Mount Abu are so translucent that daylight gently filters through marble petals.