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Embroidered artwork for Pratikramana: il rituale giainista di pentimento e introspezione: Embroidered Jain ahimsa palm with a gold wheel, white marble temples and lotuses at dawn

Pratikramana

il rituale giainista di pentimento e introspezione

Pratikramana

il rituale giainista di pentimento e introspezione

Pratikramana è un rituale giainista di introspezione e pentimento per gli errori commessi, consapevolmente o meno, che si pratica quotidianamente, ogni quindici giorni o annualmente. Questo articolo ne spiega il significato, la struttura e l'importanza nella disciplina spirituale del Giainismo.

Pratikramana è una pratica spirituale molto importante per i seguaci del Giainismo, una delle religioni più antiche dell'India. La parola stessa significa "ritorno" o "introspezione". In sostanza, è un rituale di pentimento e di riflessione su tutte le azioni sbagliate che una persona ha compiuto, sia quelle fatte consapevolmente sia quelle fatte senza accorgersene. I giainisti credono che ogni azione, pensiero o parola possa avere conseguenze negative per l'anima, e Pratikramana è il modo per riconoscere questi errori e chiedere perdono, con l'obiettivo di purificare se stessi e progredire nel cammino spirituale.

Il rituale può essere eseguito con diverse frequenze, a seconda dell'impegno del praticante. La forma più comune è quella quotidiana, chiamata "Devasi" o "Ratri Pratikramana", che si fa alla sera. Poi c'è quella che si svolge ogni quindici giorni, chiamata "Pakshik Pratikramana", e infine quella annuale, conosciuta come "Samvatsari Pratikramana", che è la più solenne e cade durante la festa di Paryushana. In tutte queste versioni, il fedele recita delle preghiere in lingua prakrit (una lingua antica indiana) e in altre lingue, e compie gesti simbolici come inchinarsi e chiedere perdono a tutti gli esseri viventi.

La struttura di Pratikramana è molto ordinata. Inizia con la recitazione del "Namokar Mantra", una delle preghiere più sacre del Giainismo, che rende omaggio a cinque categorie di esseri spirituali: gli Arihant (anime liberate), i Siddha (anime perfezionate), gli Acharya (maestri), i Sadhu (monaci) e i Sadhvi (monache). Poi si prosegue con una serie di passi: il pentimento per gli errori del passato, la confessione delle colpe, la promessa di non ripetere gli stessi sbagli, e infine la separazione simbolica dalle azioni negative. In alcune tradizioni, durante il rituale si recita anche la storia di Gautama Swami, un discepolo del Mahavira (il fondatore del Giainismo), che dopo aver sbagliato chiese perdono e ottenne la purificazione.

Il significato di Pratikramana va oltre il semplice pentimento. È un esercizio di consapevolezza e di autocontrollo. I giainisti credono che l'anima sia pura e luminosa per natura, ma che venga offuscata dal karma, una sorta di energia che si accumula a causa delle azioni. Attraverso Pratikramana, si cerca di rimuovere questo velo di karma, riconoscendo con sincerità i propri errori e chiedendo perdono. Questo aiuta a sviluppare qualità come l'umiltà, il perdono e la non-violenza (ahimsa), che sono alla base della filosofia giainista.

Un aspetto molto importante del rituale è il perdono reciproco. Soprattutto durante la Pratikramana annuale, i fedeli non solo chiedono perdono a Dio e ai maestri spirituali, ma anche a tutte le creature viventi, e allo stesso tempo perdonano chiunque abbia fatto loro del male. Questo gesto, chiamato "Michchhami Dukkadam" (che significa "che tutti i miei errori siano perdonati"), viene scambiato tra amici, familiari e persino sconosciuti al termine del periodo di Paryushana. È un momento di grande pace e riconciliazione.

Pratikramana è quindi un pilastro della disciplina spirituale giainista. Non è solo un rito da eseguire, ma un modo di vivere: ogni sera, prima di dormire, il giainista riflette sulle azioni della giornata, e ogni anno fa un bilancio più profondo. Questo aiuta a mantenere la mente pulita e a progredire verso la liberazione finale (moksha), che è l'obiettivo più alto della religione giainista. Per chi non conosce questa tradizione, Pratikramana può sembrare un rituale complesso, ma in realtà è un atto molto semplice e umano: riconoscere di aver sbagliato, chiedere scusa e cercare di migliorare.

Lo sapevi?

Significato del nome

Pratikramana significa letteralmente “ritorno” o “introspezione”. Indica il gesto di tornare indietro con la mente per riconoscere gli errori commessi, sia consapevolmente sia senza accorgersene, e purificare l’anima.

Tre frequenze principali

Il rituale si pratica in tre forme: il Devasi o Ratri Pratikramana (quotidiano, alla sera), il Pakshik Pratikramana (ogni quindici giorni) e il Samvatsari Pratikramana (annuale, durante la festa di Paryushana). Quest’ultimo è il più solenne e coinvolge l’intera comunità.

Struttura ordinata

La cerimonia inizia con il Namokar Mantra, la preghiera più sacra del Giainismo, che onora cinque categorie di esseri spirituali: Arihant (anime liberate), Siddha (anime perfezionate), Acharya (maestri), Sadhu (monaci) e Sadhvi (monache). Seguono pentimento, confessione, promessa di non ripetere gli errori e separazione simbolica dalle azioni negative.

Perdono reciproco

Durante il Samvatsari Pratikramana, i fedeli recitano la frase Michchhami Dukkadam (“che tutti i miei errori siano perdonati”) e la scambiano con amici, familiari e persino sconosciuti. È un momento di riconciliazione universale che rafforza l’umiltà e la non-violenza (ahimsa).

Scopo ultimo

Pratikramana non è solo un rito, ma un esercizio quotidiano di consapevolezza. I giainisti credono che l’anima sia pura per natura, ma venga offuscata dal karma (energia accumulata dalle azioni). Attraverso il pentimento sincero, si rimuove questo velo e si progredisce verso la liberazione finale (moksha).