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Embroidered artwork for Una benedizione per i propri cari: Embroidered Buddha seated in meditation on a pink lotus, with a golden dharma wheel and a white stupa in the mountains

Una benedizione per i propri cari

GathaTheravadaBuddha

Una benedizione per i propri cari

Questo è un breve verso in pali della tradizione buddista, recitato tre volte come modo per dedicare le buone azioni o il merito di chi parla ai propri parenti defunti, augurando loro felicità e pace. Viene spesso utilizzato durante le cerimonie funebri o commemorative nelle comunità buddiste Theravada.

Versi

Idaṃ Vo Ñātīnaṃ Hotu, Sukhitā Hontu Ñātaio.
Idam vo nyaateenam hotu, Sukhitaa hontu nyaatayo.

Verso 1

Idaṃ Vo Ñātīnaṃ Hotu, Sukhitā Hontu Ñātaio.
Idam vo nyaateenam hotu, Sukhitaa hontu nyaatayo.

Verso 2

Idaṃ Vo Ñātīnaṃ Hotu, Sukhitā Hontu Ñātaio.
Idam vo nyaateenam hotu, Sukhitaa hontu nyaatayo.

Verso 3

Worship Guidelines & Chanting Benefits (Phalashruti)

Auspicious Day

Daily or auspicious lunar days (Ekadashi, Purnima, Pradosham)

Best Time (Muhurta)

Brahma Muhurta (4:00 AM – 6:00 AM) or Evening Dusk (Sandhya)

Sacred Offerings

Ghee lamp (Deepa), Incense (Dhoopa), Fresh flowers & Water offering

Spiritual Benefits (Phalashruti)
  • Peace of mind, spiritual upliftment, and harmonious energy in the home

Contesto

Questo è un verso in pali della tradizione buddista, spesso recitato come dedica di merito ai parenti defunti. Fa parte della pratica più ampia di condivisione del merito (puñña) con i defunti, comunemente svolta durante i riti funebri o le cerimonie commemorative nei paesi buddisti Theravada. La ripetizione per tre volte è un modo tradizionale per enfatizzare la dedica e assicurare che il merito raggiunga i destinatari previsti. Il verso è semplice e sentito, esprime il desiderio che il merito sia offerto ai parenti e che essi siano felici.

Lo sapevi?

Lingua sacra

Il testo è in pāli, la lingua liturgica del Buddhismo Theravāda, non in sanscrito o hindi. È una delle lingue più antiche dell'India e viene recitata ancora oggi in Sri Lanka, Thailandia e Myanmar.

Significato letterale

La frase si traduce come 'Che questo sia per i nostri parenti, che i parenti siano felici'. È una dedica di meriti: chi recita offre il bene accumulato con la pratica ai propri cari, vivi o defunti.

Contesto rituale

Questi versi fanno parte di una cerimonia di trasferimento di meriti (pattidāna), spesso eseguita dopo un funerale o durante festività come il Vesak. L'acqua versata simboleggia il passaggio dei meriti ai defunti.

Ripetizione intenzionale

La triplice ripetizione non è un errore: nel Buddhismo, ripetere tre volte un verso ne rafforza l'efficacia e crea un ritmo meditativo, aiutando la concentrazione di chi recita.

Concetto chiave

'Ñāti' significa 'parenti' o 'clan'. Il verso esprime la dottrina dell'interconnessione: la felicità dei propri cari è legata alle proprie azioni positive, un'idea centrale nella visione buddhista del karma.

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