Vat Savitri Vrat Katha
la storia di Savitri e Satyavan, la devozione e l'astuzia di Savitri nell'ingannare Yama, il dio della morte, e perché le donne sposate osservano questo digiuno sotto un albero di baniano
Questo articolo spiega il significato del Vat Savitri Vrat, un digiuno osservato dalle donne sposate indù, e racconta la storia di Savitri, che con la sua devozione e intelligenza riuscì a salvare il marito Satyavan dalla morte, ottenendo da Yama la restituzione della sua vita.
Il Vat Savitri Vrat è un'antica tradizione osservata dalle donne sposate nella tradizione indù, specialmente in alcune regioni dell'India settentrionale e occidentale. Il digiuno cade nel giorno di luna piena del mese di Jyeshtha (che corrisponde a maggio-giugno nel calendario gregoriano). Le donne che lo osservano pregano per la lunga vita e la prosperità dei loro mariti, e la pratica è strettamente legata alla storia di Savitri e Satyavan.
La storia, che si trova in testi antichi come il Mahabharata (sebbene le versioni varino leggermente da regione a regione), racconta di Savitri, una principessa di grande bellezza e saggezza. Scegliendo di sposare Satyavan, un principe esiliato che viveva in una foresta, Savitri sapeva da una profezia che suo marito sarebbe morto entro un anno. Nonostante ciò, lo sposò per amore e devozione.
Quando il giorno fatidico arrivò, Savitri seguì Satyavan nella foresta mentre tagliava legna. All'improvviso, lui cadde a terra senza vita. Apparve allora Yama, il dio della morte, per portare via l'anima di Satyavan. Savitri, però, non si arrese: seguì Yama mentre lui si allontanava, rifiutandosi di lasciare il corpo del marito.
Yama, colpito dalla sua devozione, le concesse di esprimere un desiderio, ma non quello di riportare in vita Satyavan. Savitri, con grande astuzia, chiese prima la restituzione della vista ai suoceri, poi la restaurazione del regno perduto del padre di Satyavan. Infine, chiese di avere cento figli. Yama acconsentì, ma Savitri fece notare che, senza Satyavan, non avrebbe potuto avere figli. Yama, intrappolato dalla sua stessa promessa, fu costretto a restituire la vita a Satyavan.
Il digiuno viene osservato sotto un albero di baniano (chiamato 'vat' in hindi) perché, secondo la tradizione, è sotto un albero di baniano che Savitri incontrò Yama e compì la sua impresa. L'albero di baniano è considerato sacro e simbolo di longevità e protezione. Le donne si riuniscono sotto di esso, offrono preghiere, legano fili di cotone attorno al tronco e ascoltano la storia di Savitri, rinnovando così il loro voto di devozione e protezione per i loro mariti.
In molte comunità, il digiuno è rigoroso: le donne non mangiano né bevono fino al tramonto, quando ascoltano la storia e poi rompono il digiuno con cibo semplice. La pratica varia leggermente da regione a regione, ma il nucleo rimane lo stesso: la celebrazione della fedeltà, dell'intelligenza e del potere della devozione femminile, che secondo la tradizione può persino superare la morte.
Lo sapevi?
Origine
La storia di Savitri e Satyavan è narrata nel Mahabharata, uno dei più antichi poemi epici indiani, e il digiuno cade nel giorno di luna piena del mese di Jyeshtha (maggio-giugno).
Simbolo chiave
L’albero di baniano (vat in hindi) è sacro perché, secondo la tradizione, fu sotto le sue fronde che Savitri incontrò Yama, il dio della morte, e ottenne la restituzione della vita del marito.
Astuzia di Savitri
Dopo aver ottenuto da Yama tre doni – vista per i suoceri, il regno perduto e cento figli – Savitri fece notare che senza Satyavan non avrebbe potuto avere figli, costringendo Yama a mantenere la promessa e riportarlo in vita.
Pratica del digiuno
Le donne sposate osservano un digiuno rigoroso (senza cibo né acqua fino al tramonto), si riuniscono sotto un baniano, legano fili di cotone attorno al tronco e ascoltano la Vrat Katha (storia del voto) per rinnovare la protezione del marito.
Significato
Il voto celebra la fedeltà, l’intelligenza e il potere della devozione femminile, che secondo la tradizione può persino superare la morte – un messaggio di speranza e forza per le spose indù.
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