Monte Kailash
la dimora dell’Adi Yogi
Il monte Kailash, venerato da quattro fedi come asse spirituale dell'universo, è la dimora eterna di Shiva Adi Yogi accanto al lago Manasarovar.
L’asse spirituale universale
Elevandosi fino a 6.638 metri nella prefettura di Ngari, in Tibet, come una piramide simmetrica di neve e roccia nera a quattro facce, il monte Kailash resta inviolato. Non è mai stato scalato non per mancanza di tentativi, ma per suprema reverenza spirituale. Nella cosmologia sanatana è identificato con il monte Meru, l’asse energetico che collega il mondo fisico terrestre alla coscienza celeste superiore, ed è venerato allo stesso modo dall’induismo, dal buddhismo, dal giainismo e dalla tradizione bön. Qui Bhagwan Shiva, in quanto Adi Yogi, il primo maestro dello yoga, trasmise la profonda scienza dello yoga, dell’advaita, della non dualità e della meditazione a sette grandi saggi e alla stessa Madre Parvati; una trasmissione che lo Shiva Purana considera all’origine della discesa dello yoga nel mondo umano.
Il lago Manasarovar, nato dalla mente cosmica
Accanto alla montagna si estende il lago Manasarovar, uno specchio d’acqua dolce a 4.590 metri di altitudine, il cui stesso nome, Manas, mente cosmica, riflette la tradizione secondo cui sarebbe nato direttamente dalla mente del Signore Brahma. Si ritiene che le sue acque custodiscano qualità di chiarezza, saggezza e luce, e i pellegrini che ne bevono credono di purificare la mente dalle impronte karmiche che portano con sé attraverso molte vite.
Il lago Rakshastal, lo specchio dell’austerità feroce
Poco lontano si trova il lago Rakshastal, un lago salato a 4.575 metri di altitudine, le cui acque più scure sono associate a un’energia feroce e alla rinuncia, e che la tradizione ricorda come il luogo delle intense austerità di Ravana. Dove l’acqua dolce del Manasarovar nutre, l’acqua salata del Rakshastal mette alla prova, e insieme i due laghi incorniciano il Kailash con lo stesso equilibrio di grazia e severità che caratterizza la natura stessa di Shiva, al tempo stesso asceta mite e distruttore feroce.
Il Gauri Kund, la vasca della grazia incondizionata
Ancora più in alto, presso il passo di Dolma La, a 5.608 metri, si trova la vasca color smeraldo del Gauri Kund, ricordata come il luogo in cui Madre Parvati creò Ganesha. I pellegrini considerano questa piccola vasca nascosta un luogo di grazia incondizionata e di rinnovamento, una sosta sul tratto più duro del percorso, dove la severità della montagna cede per un istante alla tenerezza di una madre.
La sacra parikrama
I devoti compiono a piedi l’ardua circumambulazione di cinquantadue (52) chilometri nota come parikrama o kora, che di solito si conclude in tre giorni. Il percorso sale oltre il formidabile passo di Dolma La, a 5.630 metri, un’altitudine che i devoti intendono come la morte dell’antico ego e come una rinascita spirituale oltre la salita. I pellegrini buddhisti tibetani completano lo stesso circuito attraverso prostrazioni continue, misurando i cinquantadue chilometri in lunghezze di corpo anziché in passi, mentre i pellegrini indù percorrono la strada a piedi; entrambe le tradizioni convergono sullo stesso cammino intorno alla stessa montagna.
Il Kailash Dhyanam
I devoti recitano la tradizionale meditazione su Mahadeva nota come Kailash Dhyanam: dhyāyen nityaṃ maheśaṃ, rajatagirinibhaṃ cāru candrāvataṃsam, ratnākalpojjvalāṅgaṃ paraśumṛgavarābhītihastaṃ prasannam. Si medita in eterno sul Grande Signore Mahesha, radioso come una montagna d’argento puro, adorno della dolce falce di luna, sorridente in una trascendenza beata e serena.
Perché la montagna resta inviolata per scelta
Molte delle grandi vette del mondo attirano alpinisti proprio perché non sono ancora state conquistate. L’assenza di qualsiasi tentativo di vetta sul Kailash colpisce, proprio perché la montagna rientra pienamente nelle capacità dell’alpinismo moderno. La moderazione è deliberata in ogni tradizione che la venera: un tentativo di vetta tratterebbe la montagna come un ostacolo da superare, mentre la circumambulazione la considera una presenza da onorare da una distanza rispettosa. I cinquantadue chilometri della parikrama seguono la base della montagna anziché la sua altezza, e questa scelta del cammino al posto della vetta è di per sé una dichiarazione teologica sul tipo di relazione che il sacro chiede al devoto.
Due laghi come un unico insegnamento
Manasarovar e Rakshastal sono abbastanza vicini da essere visitati nello stesso pellegrinaggio, eppure la tradizione mantiene nettamente distinti i loro caratteri. Uno è nato dalla mente cosmica di Brahma e porta chiarezza; l’altro è legato alla feroce austerità di Ravana e porta intensità. Visitati insieme anziché separatamente, i due laghi incarnano una pienezza che nessuno dei due potrebbe offrire da solo. La chiarezza che concede il Manasarovar significa poco senza la capacità di disciplina che rappresenta il Rakshastal, e l’austerità che esige il Rakshastal significa poco senza la saggezza che il Manasarovar fornisce per guidarla.
Un’unica montagna onorata da quattro tradizioni
Induisti, buddhisti, giainisti e seguaci del bön considerano ciascuno sacro il Kailash, e nessuna tradizione in particolare ne rivendica il possesso esclusivo. Questo distingue la montagna dalla maggior parte dei luoghi di pellegrinaggio, che di solito appartengono chiaramente a una sola fede, anche se altre tradizioni vi si recano con rispetto. Ogni tradizione porta i propri nomi, i propri racconti fondativi e le proprie ragioni di venerazione: per gli induisti, la meditazione eterna di Shiva; per buddhisti e giainisti, un diverso significato cosmologico. Nessuna di queste rivendicazioni parallele ha mai richiesto che le altre fossero abbandonate o diminuite. La montagna stessa sembra offrire abbastanza ampiezza di significato perché quattro tradizioni distinte possano trovarvi ciascuna il proprio insegnamento completo senza contraddizione.
Perché la prostrazione a lunghezza di corpo conta quanto il passo
Un pellegrino buddhista tibetano che completa la kora di cinquantadue chilometri con prostrazioni continue impiega settimane per coprire una distanza che un pellegrino a piedi percorre in tre giorni. Questo pellegrino misura la stessa distanza sacra in lunghezze di corpo anziché in passi. Non si tratta di una versione più lenta dello stesso pellegrinaggio, ma di un rapporto diverso con la stessa montagna, in cui il corpo stesso diventa lo strumento di misura della devozione, anziché essere soltanto il veicolo che porta il devoto intorno a essa. Entrambe le forme della kora giungono alla stessa meta per la stessa via; eppure il pellegrino che si prostra e quello che cammina hanno offerto ciascuno qualcosa che l’altro non ha offerto: il primo la velocità, il secondo la totale dedizione del corpo.
Lo sapevi?
Source of Four Great Asian Rivers
Within a 50-kilometer radius of Mount Kailash lie the glacial origins of four major rivers: the Indus, Brahmaputra (Yarlung Tsangpo), Sutlej, and Karnali (Ganges tributary).
Sacred to Four World Religions
Kailash is revered by Hindus as Shiva's abode, Buddhists as Demchok's palace, Jains as Ashtapada where Rishabhadeva attained Moksha, and Bonpos as the Nine-Story Swastika Mountain.
Never Scaled by Climbers
Out of deep respect for its sacred status across traditions, no mountaineer has ever set foot on the summit of Mount Kailash.
Natural Shadow Swastika
When the late afternoon sun casts shadows across the south face of Kailash, a natural sacred Swastika appears in the rock clefts.
Shiva
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Insegnamenti Collegati
Lo stesso insegnamento, riecheggiato in diverse tradizioni
