Kalyāṇa Mandira Stotra – Inno al Jina Mahāvīra
Questo è un inno devozionale giainista (stotra) che loda il Signore Mahāvīra, il ventiquattresimo Tīrthaṅkara. I versi celebrano le sue qualità trascendenti, la sua vittoria sul karma e la sua capacità di guidare gli esseri verso la liberazione.
Versi
Mi inchino al Signore Jina, dimora di benevolenza, generoso, distruttore di ogni colpa, che dona coraggio agli impauriti, i cui piedi di loto sono immacolati, e che è come una nave per tutti gli esseri che affogano nell'oceano del samsara.
Verso 1
Colui per cui persino il maestro degli dei, dotato di vasta intelligenza, non è capace di comporre un inno, essendo egli un oceano di grandezza; il Signore del Tirtha, cometa che annienta l'orgoglio di Kamatha; eppure io, misero, intendo celebrarlo.
Verso 2
Come potrebbe uno come me, o Signore, descrivere anche solo in modo generale la tua natura? Un bambino audace o un cieco potrebbero forse descrivere la forma del sole?
Verso 3
O Signore, anche un mortale che, libero dall'illusione, sperimenta le tue qualità, non sarebbe in grado di enumerarle. Come potrebbe essere misurato il tesoro di gemme dell'oceano, anche quando le sue acque sono prosciugate alla fine del kalpa?
Verso 4
O Signore, sebbene io sia di mente ottusa, mi accingo a lodare te, oceano di innumerevoli virtù. Forse un bambino, stendendo le braccia, non parla forse dell'immensità dell'oceano della sua propria intelligenza?
Verso 5
O Signore, quelle tue qualità che nemmeno gli yogi possono descrivere, come potrei io avere accesso ad esse? Perciò questa è un'azione sconsiderata; anche gli uccelli parlano con la loro propria voce.
Verso 6
O Jina, per non parlare della tua incommensurabile grandezza, persino il tuo nome protegge gli esseri. Nell'estate, anche una brezza proveniente da uno stagno di loti ristora i viandanti oppressi dal calore torrido.
Verso 7
O Signore, quando tu sei presente, anche i nodi del karma, per quanto stretti, si allentano in un istante, come la parte centrale di un albero di sandalo diventa libera dai serpenti quando un pavone vi si avvicina.
Verso 8
O Jina, gli uomini vengono subito liberati da centinaia di tormenti inferti dai Rudra, non appena tu sei guardato, come i bovini fuggono rapidamente dai ladri quando appare il padrone dal fulgido splendore.
Verso 9
O Jina, tu sei il salvatore degli esseri. Come mai coloro che ti portano nel cuore attraversano? Oppure, una zattera attraversa l'acqua grazie al vento che la gonfia.
Verso 10
Colui di fronte al quale persino Hara e altri persero il loro potere, quel Kama (dio dell'amore) fu da te annientato in un istante. Il fuoco che fu spento dall'acqua, non fu forse bevuto dall'inesauribile fuoco sottomarino?
Verso 11
O Signore, come mai gli esseri che si rifugiano in te, oceano di immensa grandezza, e ti tengono nel cuore, attraversano con facilità l'oceano delle rinascite? In verità, il potere dei grandi non è da mettere in dubbio.
Verso 12
O Signore, se l'ira è stata da te prima rimossa, allora dimmi come vengono distrutti i ladri del karma? Se anche la neve fredda brucia gli alberi blu nelle foreste, allora?
Verso 13
O Jina, gli yogi cercano sempre te, forma del Supremo Sé, nel ricettacolo del loto del cuore. Per un essere puro e immacolato, quale altra dimora potrebbe esserci se non il centro del loto?
Verso 14
O Signore Jina, mediante la meditazione su di te, gli esseri mondani abbandonano in un istante il corpo e raggiungono lo stato del Supremo Sé, come i metalli grezzi, per mezzo di un fuoco intenso, perdono la loro natura minerale e diventano oro.
Verso 15
O Jina, se tu sei sempre contemplato interiormente dai devoti, come mai distruggi il corpo? Questa è la natura di coloro che dimorano nel centro: essi placano il corpo.
Verso 16
O Jina, il Sé è meditato dai saggi con la consapevolezza della non-differenza da te. Questo è il tuo potere. Anche l'acqua, se considerata come nettare, non rimuove forse gli effetti del veleno?
Verso 17
O Signore, persino gli avversari, privi di oscurità, si rifugiano in te con la concezione di Hari, Hara e altri. Forse una conchiglia bianca non viene percepita in modo diverso da chi soffre di itterizia?
Verso 18
Al momento dell'insegnamento del dharma, per la tua vicinanza, non solo le persone ma anche l'albero di Ashoka diventa senza dolore. Quando sorge il sole, forse tutti gli alberi e gli esseri viventi non si risvegliano?
Verso 19
O Signore, è meraviglioso: come mai una pioggia di fiori divini cade da un gambo rivolto verso il basso? Oppure, o Signore dei saggi, i legami dei virtuosi vanno certamente verso il basso.
Verso 20
A ragione chiamano nettare la tua parola, nata dal profondo oceano del tuo cuore. Bevendola, i devoti, partecipi della suprema beatitudine, raggiungono rapidamente l'eterna giovinezza e l'immortalità.
Verso 21
O Signore, i puri ventagli celesti, inchinandosi profondamente e poi sollevandosi, sembrano dire: "Coloro che si prostrano a questo sommo saggio sono certamente destinati all'alto, puri di cuore."
Verso 22
Essi vedono te, dalla carnagione scura, dalla voce profonda, seduto su un trono di splendido oro e gemme, come un pavone dei devoti, che ruggisce forte, come una nuova nuvola sulla cima di una montagna d'oro.
Verso 23
Con l'innalzarsi del tuo alone di oscuro splendore, l'albero di Ashoka perse il suo colore. Oppure, o privo di passioni, per la tua sola presenza, quale essere senziente non diventa privo di passioni?
Verso 24
"O voi, abbandonate la negligenza e adorate questa guida verso la città della liberazione!" Così, o Signore, il tuo tamburo celeste sembra annunciare ai tre mondi.
Verso 25
O Signore, quando i mondi sono illuminati da te, la luna con le sue stelle perde il suo potere. La triplice forma (del parasole) è assunta, ornata di perle e di un grande bianco ombrello, come se fosse venuta per sempre.
Verso 26
O Signore, tu risplendi, circondato da tre padiglioni fatti di rubino, oro e argento, come se fossero pieni del concentrato della tua bellezza, del tuo splendore e della tua fama.
Verso 27
O Jina, le ghirlande divine dei signori degli dei, abbandonando persino le loro corone gemmate, si rifugiano ai tuoi piedi. Oppure, altrove, i virtuosi non trovano gioia se non nell'unione con te.
Verso 28
O Signore, sebbene tu sia rivolto lontano dall'oceano delle rinascite, tuttavia salvi coloro che, di buona intelligenza, si aggrappano alla tua schiena. È giusto per te, re dei re, ma è meraviglioso che tu sia privo del frutto del karma.
Verso 29
O protettore degli uomini, sebbene tu sia il signore dell'universo, sei privo di ricchezze? O Signore, sebbene tu sia la natura delle lettere, sei senza scrittura? Anche nell'ignoranza, in qualche modo la conoscenza risplende in te, causa dello sviluppo universale.
Verso 30
Le polveri sollevate dal malvagio Kamatha, che riempirono i cieli, non offuscarono nemmeno la tua ombra, o Signore. Quel disgraziato malvagio fu invece divorato da esse.
Verso 31
L'acqua terribile scagliata dal demone, con nubi ruggenti, fulmini e pioggia violenta, fu da te trattenuta, o Jina, e quella stessa acqua divenne per lui un'acqua insopportabile (di distruzione).
Verso 32
La schiera di fantasmi, con capelli arruffati, forme deformi, teste umane pendenti e fuoco che usciva da bocche spaventose, quando si avvicinò a te, divenne per lui causa di sofferenza in ogni rinascita.
Verso 33
Beati sono coloro, o Signore del mondo, che, liberi da altri impegni, adorano devotamente i tuoi due piedi tre volte al giorno, con i corpi ricoperti di brividi di devozione.
Verso 34
O Signore dei saggi, in questo sconfinato oceano di esistenze, credo che tu non sia mai giunto al mio udito. Ma quando ascolto il tuo santo nome, quale sventura o serpente velenoso può avvicinarsi?
Verso 35
O Signore, credo di non aver onorato i tuoi piedi nemmeno in una vita precedente, piedi capaci di concedere ogni desiderio. Perciò in questa nascita sono diventato un ricettacolo di sconfitte, con la mente agitata.
Verso 36
Certamente, con occhi coperti dalle tenebre dell'illusione, non ti ho mai visto nemmeno una volta prima. Queste sventure, con il loro incessante progredire, mi tormentano; come potrebbe essere altrimenti?
Verso 37
Sebbene ascoltato, onorato e visto, certamente non ti ho tenuto nel cuore con devozione. Perciò sono diventato un ricettacolo di sofferenza, o amico degli uomini, poiché le azioni prive di sentimento non producono frutto.
Verso 38
O Signore! Amorevole verso gli afflitti! O rifugio! Dimora di compassione e merito! Eccelso tra i domini di sé! O grande Signore, abbi pietà di me che sono prostrato con devozione, e sii intento a distruggere i miei dolori.
Verso 39
Giunto al rifugio del rifugio, privo dell'essenza dell'amicizia, e avendo ottenuto i tuoi piedi di loto, che hanno annientato i nemici e sono famosi, sono sterile di contemplazione; o purificatore del mondo, ahimè, sono perduto.
Verso 40
O adorato dal re degli dei, conoscitore dell'essenza di tutte le cose, salvatore dal samsara, o Signore, sovrano del mondo, proteggimi, o Dio, oceano di compassione, purifica me che sono immerso nell'oceano di spaventose sventure.
Verso 41
O Signore, se vi è qualche frutto della devozione continuamente accumulata per i tuoi piedi di loto, allora possa tu, mio unico rifugio, essere il mio signore in questo mondo e nell'aldilà.
Verso 42
Così, o Jina, quei devoti che, con mente concentrata, secondo il rito, con i corpi ricoperti di brividi di gioia, e con lo sguardo fisso sul tuo immacolato volto di loto, compongono questo inno a te, o Signore.
Verso 43
Dopo aver goduto delle ricchezze celesti, splendenti come la luna e il loto per gli occhi degli uomini, e liberati da ogni impurità, essi raggiungono rapidamente la liberazione.
Verso 44
Worship Guidelines & Chanting Benefits (Phalashruti)
Daily or auspicious lunar days (Ekadashi, Purnima, Pradosham)
Brahma Muhurta (4:00 AM – 6:00 AM) or Evening Dusk (Sandhya)
Ghee lamp (Deepa), Incense (Dhoopa), Fresh flowers & Water offering
- Peace of mind, spiritual upliftment, and harmonious energy in the home
Contesto
Tradizionalmente attribuito ad Ācārya Hemacandra (XII secolo), questo stotra è parte integrante della tradizione giainista Śvetāmbara. Viene recitato dai fedeli durante le pratiche quotidiane di preghiera e in occasioni speciali come il Paryuṣaṇa, per invocare la protezione e la benedizione del Jina.
Su questo Testo
Composto da: Acharya Kumudachandra
Altro di Acharya Kumudachandra
Lo sapevi?
Autore e data
L'Kalyanamandira Stotra è opera di Ācārya Samantabhadra, uno dei più eminenti filosofi e poeti giainisti, vissuto tra il II e III secolo d.C. La sua opera è fondamentale per la tradizione digambara e questo inno è considerato un capolavoro di devozione e dottrina.
La leggenda della composizione
Secondo una tradizione diffusa, Samantabhadra compose questo stotra mentre era imprigionato da un re. Il sovrano, colpito dalla bellezza e dalla potenza dei versi, lo liberò e divenne suo discepolo. La storia illustra la forza spirituale dell'inno.
Struttura e metrica
Il poema è composto da 44 versi in sanscrito, ciascuno in metro Vasantatilaka (14 sillabe per emistichio). L'incipit "Kalyāṇa-mandiram" ("tempio di auspicio") dà il nome all'opera e introduce il tema della lode al Jina come rifugio di ogni bene.
Temi principali
L'inno celebra il Jina (Tirthankara) come salvatore dall'oceano delle rinascite (saṃsāra), distruttore del karma e fonte di ogni virtù. Enfatizza il potere del suo nome e della sua immagine, capaci di purificare istantaneamente chi li contempla con fede.
Significato nella tradizione giainista
Questo stotra è recitato quotidianamente in molti templi giainisti, specialmente nella tradizione digambara. È considerato un mezzo efficace per ottenere meriti spirituali e avvicinarsi alla liberazione (mokṣa), grazie alla sua profondità dottrinale e alla forza poetica.
Parshvanatha
Altro da Jainismo
Vedi tuttoInsegnamenti Collegati
Lo stesso insegnamento, riecheggiato in diverse tradizioni
