Advaitashtakam 2
Questo inno di otto versi, composto da Sarvabhauma Bhattacharya, celebra Sri Advaita Acharya, una figura centrale nella tradizione Gaudiya Vaishnava, lodando il suo ruolo nel manifestare l'avvento di Sri Chaitanya Mahaprabhu e nel diffondere la devozione.
Versi
Prendo rifugio in Srila Advaita Acharya, che ha adorato il Signore Gaura sulle rive del Gange con le sue acque, foglie di Tulasi, fiori e forti grida d'amore per farlo apparire.
Verso 1
Attratto dalle cui forti grida, che erano trasformazioni dell'oceano d'amore, il Signore Gaura, Signore di Goloka, apparve a Sri Navadvipa. Prendo rifugio in Srila Advaita Acharya.
Verso 2
Colui che, facendo apparire Srila Chaitanyachandra, inondò il mondo intero con torrenti d'amore che sono rari persino per Brahma e altri. Prendo rifugio in Srila Advaita Acharya.
Verso 3
Persino Sri Chaitanya, colmo di tutte le potenze, scomparve da questo mondo sotto il suo ordine. Le cui azioni di misericordia sono difficili da comprendere, prendo rifugio in Srila Advaita Acharya.
Verso 4
Le cui espansioni sono Brahma, Vishnu e Shiva, che compiono la creazione, il mantenimento e la distruzione dell'universo, e che non è differente da Maha-Vishnu Stesso, prendo rifugio in Srila Advaita Acharya.
Verso 5
Di cui si sente dire in alcuni luoghi come rifugio di Shambhu (Shiva), da cui il nome Sambhavanatha, che è adorabile da tutti e raggiungibile solo attraverso la pura devozione, prendo rifugio in Srila Advaita Acharya.
Verso 6
La cui amata consorte è Sita, colma d'amore, il cui figlio si chiama Achyutananda, e che è completamente ricolmo del flusso d'amore per Sri Chaitanya, prendo rifugio in Srila Advaita Acharya.
Verso 7
Chi si chiama Advaita per non essere differente da Nityananda, il cui nome Acharya è dovuto al fatto di stabilire sempre il fiume della devozione, e che percorre eternamente la dimora di Gaura con la sua mente, prendo rifugio in Srila Advaita Acharya.
Verso 8
Colui che, con intelletto puro, recita con amore questo Ashtakam del Signore di Sita ogni mattina, ottiene la devozione ai Suoi piedi di loto e Gli diventa caro.
Verso 9
Così si conclude l'Advaitashtakam composto da Sarvabhauma Bhattacharya.
Verso 10
Worship Guidelines & Chanting Benefits (Phalashruti)
Wednesday (Budhwar), Thursday (Guruwar) & Ekadashi
Early Morning (Brahma Muhurta) or Sandhya (Twilight)
Tulsi leaves, Butter (Makhan), Mishri, Yellow flowers & Chandan
- Awakening of pure divine love (Prema Bhakti), mental joy, and freedom from anxiety
Contesto
L'Advaitashtakam fa parte della ricca tradizione di inni devozionali del Gaudiya Vaishnavismo, un ramo dell'Induismo incentrato sulla devozione a Krishna. Si ritiene che sia stato composto da Sarvabhauma Bhattacharya, un noto studioso e devoto del XVI secolo. Questo testo viene tradizionalmente recitato o cantato durante le pratiche devozionali quotidiane, specialmente al mattino, come atto di venerazione verso Sri Advaita Acharya. Gli otto versi elencano le sue glorie, sottolineando la sua identità come incarnazione di Maha-Vishnu e il suo strumento nell'avvento di Sri Chaitanya.
Su questo Testo
Composto da: Adi Shankaracharya · Classical Philosopher-Saint · 8th century CE, Kaladi (Kerala)
A philosopher and monk born in Kaladi, Kerala, credited with systematizing Advaita Vedanta (non-dual philosophy) and establishing four monastic seats (mathas) across India. Alongside his commentaries on the Upanishads and Brahma Sutras, he composed numerous devotional hymns to various deities in classical Sanskrit.
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Autore
Il testo è attribuito a Sārvabhauma Bhaṭṭācārya, celebre erudito e logico bengalese del XVI secolo, che dopo un dibattito con Śrī Caitanya ne divenne un devoto seguace. La sua profonda conoscenza delle scritture si riflette nella precisione teologica di questi versi.
Struttura
L'opera è un aṣṭakam (inno di otto versi), ciascuno dei quali termina con il ritornello “śrīlādwaitācāryam etaṃ prapadye” (“mi rifugio in questo Śrīla Advaitācārya”). Il nono e ultimo verso (phala-śruti) descrive i benefici della recitazione quotidiana.
Ruolo chiave nella venuta di Caitanya
Secondo i versi 1‑3, Advaitācārya pregò con grande fervore offrendo foglie di basilico (tulasī) e acqua del Gange, e il suo potente ruggito d’amore (prema-huṅkāra) attirò Śrī Caitanya a manifestarsi a Navadvīpa. La tradizione lo considera l’incarnazione di Mahā-Viṣṇu e di Śiva (versi 4‑5).
Famiglia e nomi
Il verso 7 menziona sua moglie Sītā (Sītā Devī), figura venerata, e suo figlio Acyutānanda, che fu un importante discepolo di Nityānanda. Il nome stesso “Advaita” è spiegato come colui che è “non-duale” (advaita) con Nityānanda, cioè la loro identità spirituale è unita.
Beneficio promesso
Il verso finale assicura che chi recita questo aṣṭakam ogni mattina con mente pura otterrà uguaglianza spirituale con i piedi di loto di Advaitācārya e, infine, l’amore intimo per lui e per Śrī Caitanya. È un esempio di phala-śruti che motiva alla pratica devozionale.
Krishna
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