Subrahmanya Bhujangam – Inno a Skanda (Murugan)
Questo è un inno devozionale sanscrito (stotra) dedicato a Skanda, conosciuto anche come Murugan o Subrahmanya, figlio di Shiva. Composto in metro bhujanga (serpente), esalta le sue glorie e chiede la sua protezione.
Versi
Sempre in forma di fanciullo, colei che distrugge la montagna degli ostacoli, sebbene dal grande volto d'elefante, è venerata come il leone a cinque facce; ricercata da Brahmā, Indra e altri, la forma benevola chiamata Gaṇeśa mi conceda prosperità.
Verso 1
Non conosco la parola, non conosco il significato, non conosco la poesia, non conosco la prosa; ma l'unica Coscienza dalle sei bocche risplende nel mio cuore, e dalle mie labbra escono parole, cosa meravigliosa.
Verso 2
Colui che cavalca il pavone, nascosto nelle grandi parole, dal corpo affascinante, dimora del cuore eccelso, dio degli dèi della terra, essenza dei grandi Veda, fanciullo del grande Śiva, io adoro, protettore del mondo.
Verso 3
"Quando gli uomini giungono alla mia presenza, allora attraversano l'oceano dell'esistenza" – così manifestando, colui che siede sulla riva dell'oceano, io lodo quel figlio puro della Potenza Suprema.
Verso 4
"Come le onde alte dell'oceano si dissolvono, così le sventure si dissolvono alla presenza di chi mi serve" – così mostrando le file di onde agli uomini, io contemplo sempre nel loto del cuore quel Guha.
Verso 5
"Gli uomini che salgono sulla montagna mia dimora, allora risplendono come la montagna stessa" – così parlando, colui che siede sul monte Gandha, quel dio dalle sei facce sia sempre per me gioia.
Verso 6
Sulla riva del grande oceano, ladro dei grandi peccati, benevolo verso i grandi saggi, sul monte chiamato Sugandha, dimorante in una grotta, risplendente di luce propria, che toglie l'afflizione degli uomini, noi cerchiamo rifugio in quel Guha.
Verso 7
Nel tempio d'oro splendente, che esaudisce i desideri degli uomini, sul letto di rubino coperto da mazzi di fiori, con uno splendore pari a mille soli sorgenti, io contemplo sempre Kārtikeya, signore degli dèi.
Verso 8
Sul loto dei tuoi piedi, o Skanda, dal dolce suono di cigno, bellissimo, intensamente rosso, colmo del nettare della grazia affascinante, la mia mente, ape, ardente per le pene dell'esistenza, gioisca sempre.
Verso 9
O Skanda, io contemplo la tua vita splendente, risplendente di divine vesti d'oro, adorna di cintura sonante di campanelle, illuminata da una fascia d'oro scintillante.
Verso 10
O nemico di Tāraka, io adoro il tuo petto, sempre affettuoso verso i tuoi devoti, segnato dal profumo di zafferano per l'abbraccio dei seni alti e pieni della figlia del capo dei Pulinda.
Verso 11
O Skanda, io cerco rifugio nei tuoi possenti bracci, che infliggono punizioni a Brahmā, che sostengono l'uovo cosmico per gioco, che hanno reciso la proboscide dell'elefante, che sono la clava del tempo per i nemici, che hanno ucciso la schiera dei nemici di Indra, che sono abili nella protezione del mondo.
Verso 12
Se ci fossero sempre sei lune autunnali, tutte ugualmente sorgenti e poste tutt'intorno, sempre piene e senza macchia, allora, o Skanda, potrei dire che uguagliano i tuoi volti.
Verso 13
O figlio di Īśa, io contemplo i tuoi sei volti di loto, con sorrisi lievi e radiosi, stormi di cigni, splendenti di sciami di api di sguardi furtivi, con labbra di bimba stillanti nettare.
Verso 14
Se nei tuoi dodici occhi, grandi, lunghi fino alle orecchie, sempre stillanti misericordia, un solo sguardo furtivo cadesse su di me, o Dio della misericordia, quale perdita sarebbe per te?
Verso 15
"Tu sei nato dal mio corpo, vivi!" – così il Signore, ripetendo sei volte il mantra, annusa con gioia quelle teste. O Signore del mondo, a quelle teste, che sostengono il peso del mondo, splendenti di diademi, io mi inchino.
Verso 16
Il figlio del nemico di Pura, con bracciali e collane di gemme scintillanti, con orecchini ondeggianti e guance splendenti, con veste gialla sui fianchi e con la lancia graziosa in mano, sia davanti a me.
Verso 17
"Vieni qui, figlio mio!" – così Śaṅkara, tendendo le mani, chiama affettuosamente. Dal grembo della madre, balzando, il fanciullo che si rifugia nel padre, con il corpo abbracciato da Hara, io adoro quella forma infantile.
Verso 18
O figlio di Kumāreśa, o Guha, o Skanda, o Senāpati, o impugnatore di lancia, o cavaliere del pavone, o amante della figlia del Pulinda, o distruttore delle pene dei devoti, o Signore, o nemico di Tāraka, proteggimi sempre.
Verso 19
Quando i miei sensi saranno placati, persa la coscienza, senza movimento, con la bocca che vomita catarro, con il corpo tremante di paura, quando sarò prossimo alla partenza, indifeso, allora, o Guha misericordioso, sii rapidamente davanti a me.
Verso 20
Quando i terribili messaggeri di Yama, adirati, mi minacceranno dicendo "Brucia! Taglia! Spezza!", allora, o Skanda, tu, salendo sul pavone, dicendo "Non temere", vieni rapidamente davanti a me, con la lancia in mano.
Verso 21
Prostrandomi più volte ai tuoi piedi, cadendo, placandoti, o Signore, ti prego molte volte: non sono capace di parlare in quel momento, o oceano di misericordia, non trascurare nemmeno un poco nel momento della fine.
Verso 22
Tu hai ucciso Tāraka, il divoratore di mille uova, chiamato eroe, e il demone dalla faccia di leone; ma un solo affanno mentale che sta nel mio cuore non lo distruggi, o Signore; cosa faccio? Dove vado?
Verso 23
Io sono sempre oppresso dal peso del dolore, tu sei l'amico degli afflitti, non chiedo altro che te. O figlio di Umā, distruggi rapidamente la mia angoscia, che sempre ostacola la devozione verso di te e causa sofferenza.
Verso 24
O nemico di Tāraka, alla vista della cenere benedetta del tuo corpo, l'epilessia, la lebbra, la tisi, le emorroidi, la gonorrea, la febbre, la pazzia, i tumori e altre grandi malattie, e tutti i demoni, fuggono in un istante.
Verso 25
O Guha, che tutti i miei stati siano assorbiti in te: la forma di Skanda nei miei occhi, la gloria di Skanda nel mio udito, la sua sacra storia nella mia bocca, l'azione nelle sue mani, il corpo come suo servo.
Verso 26
Ci sono dèi ovunque che concedono i desideri ai saggi e agli uomini devoti; ma per concedere il proprio scopo anche agli uomini dell'ultima casta, non conosco, non conosco altro dio all'infuori di Guha.
Verso 27
O Kumāra, la sposa, i figli, i parenti, il bestiame, o l'uomo o la donna che sono miei in casa, tutti costoro, adorandoti, inchinandoti, lodandoti e ricordandoti, siano tali.
Verso 28
O distruttore del monte Krauñca, gli animali, gli uccelli, gli insetti e altri esseri nocivi, e le malattie che tormentano il mio corpo, siano tutti distrutti lontano, trafitti dalla punta acuta della tua lancia.
Verso 29
O Signore dell'esercito divino, la madre e il padre non perdonano forse l'errore del figlio? Io sono un bambino piccolo, tu sei il padre del mondo; perdona tutte le mie colpe, o grande Signore.
Verso 30
Omaggio al pavone, e omaggio a te, o lancia; omaggio al capro, omaggio al gallo; omaggio all'oceano, omaggio a te, signore del paese dell'oceano; ancora, o forma di Skanda, omaggio a te, omaggio a te.
Verso 31
Gloria a te, o beatitudine infinita; gloria a te, o dimora illimitata; gloria a te, o gloria infallibile; gloria a te, o forma di beatitudine; gloria a te, o oceano di beatitudine; gloria a te, o amico di tutti; gloria a te sempre, o figlio del signore della liberazione.
Verso 32
Chi, con devozione, dopo aver salutato Guha, reciterà questo inno composto nel metro Bhujaṅga, quell'uomo otterrà figli eccellenti, sposa, ricchezza, lunga vita e, alla fine, l'unione con Skanda.
Verso 33
Così termina lo Śrī Subrahmaṇya Bhujaṅga, composto dal beato Śrī Śaṅkarācārya.
Verso 34
Worship Guidelines & Chanting Benefits (Phalashruti)
Daily or auspicious lunar days (Ekadashi, Purnima, Pradosham)
Brahma Muhurta (4:00 AM – 6:00 AM) or Evening Dusk (Sandhya)
Ghee lamp (Deepa), Incense (Dhoopa), Fresh flowers & Water offering
- Peace of mind, spiritual upliftment, and harmonious energy in the home
Contesto
Tradizionalmente attribuito al grande filosofo e santo Shankaracharya, questo inno fa parte della ricca tradizione dello Shivaismo e del culto di Skanda (Murugan) nell'India meridionale. Viene recitato dai devoti per ottenere benedizioni, protezione e liberazione, specialmente nei momenti di difficoltà o in punto di morte.
Su questo Testo
Composto da: Adi Shankaracharya · Classical Philosopher-Saint · 8th century CE, Kaladi (Kerala)
A philosopher and monk born in Kaladi, Kerala, credited with systematizing Advaita Vedanta (non-dual philosophy) and establishing four monastic seats (mathas) across India. Alongside his commentaries on the Upanishads and Brahma Sutras, he composed numerous devotional hymns to various deities in classical Sanskrit.
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Autore
Tradizionalmente attribuito al grande filosofo e poeta Adi Shankaracharya (VIII secolo d.C.), questo inno fa parte della sua produzione devozionale in metro bhujanga. Shankaracharya è noto per aver composto numerosi stotra in sanscrito, spesso dedicati a divinità come Shiva, Vishnu e Devi.
Metro
Il Bhujanga (serpente) è un metro poetico sanscrito caratterizzato da quattro piedi di quattro sillabe ciascuno per ogni emistichio, creando un ritmo fluido e sinuoso. Questo stile è frequentemente usato negli inni devozionali per la sua musicalità e facilità di recitazione.
Divinità
L'inno è dedicato a Subrahmanya, noto anche come Skanda, Kartikeya o Murugan, figlio di Shiva e Parvati. Viene descritto con sei volti (ṣaṇmukha), cavalca un pavone e brandisce una lancia (śakti). È il comandante dell'esercito divino e uccisore del demone Tārakāsura.
Struttura e contenuto
Il testo si apre con la lode della forma divina e prosegue con descrizioni dettagliate delle sue membra, degli ornamenti e delle sue gesta. Versi celebri come il secondo esprimono l'umiltà del devoto che, pur non conoscendo le Scritture, sente la presenza divina nel cuore. La parte finale include suppliche per la protezione nell'ora della morte e una promessa di benefici per chi recita l'inno.
Particolarità
L'inno menziona luoghi specifici come il monte Gandhashaila (monte fragrante) e la riva del mare, associati alla presenza di Skanda. Notevole anche il verso 30, dove vengono salutati il pavone, la lancia, il capro e il gallo, simboli del dio. La conclusione (versi 32-33) promette ai devoti figli, ricchezza, lunga vita e infine l'unione con Skanda.
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