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Embroidered artwork for Nalanda e Vikramashila: i grandi mahavihara del buddhismo: Embroidered Buddha seated in meditation on a pink lotus, with a golden dharma wheel and a white stupa in the mountains

Nalanda e Vikramashila

i grandi mahavihara del buddhismo

Nalanda e Vikramashila

i grandi mahavihara del buddhismo

Nalanda e Vikramashila, nell'antico Bihar, furono le più grandi università monastiche residenziali del mondo buddhista, forgiando maestri da Nagarjuna ad Atisha.

Per più di sette secoli, all’incirca dal quinto al dodicesimo secolo dell’era volgare, il Mahavihara di Nalanda fu la capitale filosofica del mondo buddhista. Nel suo apogeo attirò più di diecimila monaci e studiosi pellegrini provenienti da Tibet, Cina, Corea, Giappone e Sri Lanka, e ricevette per generazioni il sostegno di mecenati reali, tra cui gli imperatori Gupta e il re Harshavardhana. Alcuni secoli più tardi, più a oriente, nel Bihar, sorse Vikramashila come suo corrispettivo; fondato nell’VIII secolo dall’imperatore pala Dharmapala, era dedicato in modo particolare allo studio del buddhismo tantrico. Insieme, i due mahavihara plasmarono per mezzo millennio il modo in cui la filosofia, la logica e la pratica buddhiste venivano insegnate in tutta l’Asia.

Una vita di studio e di dibattito

A Nalanda, la realizzazione interiore non veniva mai accolta sulla sola fede. I monaci mettevano alla prova la propria comprensione ogni giorno attraverso dispute formali e lo studio rigoroso dei trattati madhyamaka, yogachara e abhidharma. Il curriculum andava ben oltre lo studio religioso, fino alla logica buddhista, alla grammatica, alla medicina e alla matematica, coprendo l’intero ventaglio del sapere classico. La tradizione tramanda che la stessa ammissione fosse una prova: un dotto custode, il dvarapandita, interrogava sulla soglia ogni aspirante studente, e solo una piccola parte di chi si presentava era ritenuta pronta a entrare. Il complesso comprendeva monasteri, aule di lezione e il Dharmaganja, un insieme di tre edifici-biblioteca a più piani: Ratnasagara, Ratnodadhi e Ratnaranjaka. Il più alto, Ratnodadhi, secondo le fonti tibetane si elevava per nove piani e custodiva i manoscritti più rari della collezione.

Il grande stupa e i suoi terreni

La struttura più monumentale del complesso, il grande stupa costruito sulle reliquie di Sariputra, il discepolo più saggio del Buddha, crebbe per fasi dal III secolo a.C. al VI secolo d.C., con ogni dinastia regnante che aggiungeva il proprio livello. Sariputra stesso nacque nel vicino villaggio di Nalaka e si dice che vi entrò nel parinirvana, dando al luogo un legame proprio con la sua memoria molto prima che il mahavihara vi fosse costruito attorno. Il pellegrino cinese Xuanzang studiò a Nalanda per cinque anni nel VII secolo e lasciò il resoconto più dettagliato giunto fino a noi sulla sua vita quotidiana; oggi una sala commemorativa nel complesso lo onora come il Maestro della Legge che riportò i suoi insegnamenti in Cina.

I maestri che qui insegnarono e studiarono

La filosofia sviluppata a Nalanda e a Vikramashila rimodellò il pensiero buddhista in tutta l’Asia. L’acharya Nagarjuna, anteriore alla fondazione di entrambe le istituzioni ma fondamentale per la tradizione che esse portarono avanti, stabilì la filosofia della vacuità, shunyata, e la via di mezzo, madhyamaka, che i loro studiosi continuarono a perfezionare per secoli. L’acharya Shantideva, monaco di Nalanda, compose la Bodhicaryavatara, il cammino del bodhisattva, uno dei testi più amati del buddhismo mahayana sulla compassione e sulla via del bodhisattva. L’acharya Atisha Dipankara, che studiò a Vikramashila e vi ricoprì in seguito un alto incarico, portò nell’XI secolo le sue linee di filosofia e tantra attraverso l’Himalaya fino al Tibet, un viaggio che rimodellò il buddhismo tibetano nelle sue fondamenta.

Il voto del bodhisattva

Tra i versi composti a Nalanda, il voto conclusivo di Shantideva nella Bodhicaryavatara resta oggi uno dei testi più recitati nella pratica mahayana:

Finché lo spazio perdura

e finché gli esseri viventi rimangono,

fino ad allora possa anch’io rimanere

per dissipare le sofferenze del mondo.

Le sei porte di Vikramashila

Vikramashila fu progettato con un simbolismo deliberato: un tempio centrale ospitava un’immagine a grandezza naturale del Buddha Mahabodhi, circondata da 108 santuari. Un muro perimetrale era attraversato da sei porte, ciascuna custodita non da soldati ma da uno studioso residente, il cui compito era esaminare e ammettere i dibattitori in visita. La tradizione nomina i sei pandit guardiani delle porte nel periodo di massimo splendore del monastero, nel X secolo, e tra loro c’era Naropa, più tardi venerato in tutto il buddhismo tibetano come maestro di Marpa nella linea che generò Milarepa. Lo stesso Atisha Dipankara divenne alto abate di Vikramashila prima del suo viaggio in Tibet, portando via dalle sue sei porte un corpus di filosofia e pratica tantrica che Vikramashila aveva impiegato due secoli a perfezionare.

La fine di un’epoca e ciò che sopravvisse

I secoli di Nalanda come centro vivo di apprendimento si conclusero negli ultimi anni del XII secolo, quando un esercito invasore diede alle fiamme la sua biblioteca e disperse la comunità; la tradizione narra che i manoscritti bruciarono per mesi. Eppure l’insegnamento non finì con gli edifici. Già prima e dopo quella perdita, monaci e studiosi legati a Nalanda e a Vikramashila avevano portato testi, linee di trasmissione e discepoli attraverso l’Himalaya fino al Tibet, dove le riforme di Atisha e i manoscritti lì conservati mantennero viva la scienza dei mahavihara molto dopo che i complessi stessi erano ammutoliti. Le rovine scavate di Nalanda, riscoperte e studiate a partire dal XIX secolo, furono iscritte nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2016, e pellegrini e studiosi percorrono ancora oggi i suoi terreni.

Lo sapevi?

A gatekeeper's examination

Tradition holds that an aspiring student had to pass questioning from a gatekeeper scholar, the dvarapandita, at Nalanda's threshold before being admitted at all.

A nine-story library

Tibetan sources describe Ratnodadhi, the tallest of Nalanda's three library buildings, as rising nine stories and holding the collection's rarest manuscripts.

Sariputra's own ground

The Great Stupa at Nalanda rose over relics of Sariputra, the Buddha's foremost disciple in wisdom, who was born and is said to have passed into Parinirvana in the nearby village of Nalaka.

A UNESCO World Heritage Site

The excavated ruins of Nalanda Mahavihara were inscribed as a UNESCO World Heritage Site in 2016.